Sabato, 23 Novembre 2013 16:53

Documento regionale del Coordinamento Regionale Area Infermieristica e la convocazione dei coordinamenti territoriali. TI RICORDO CHE LUNEDI 25 NOVEMBRE ORE 15,30 è PREVISTO UN INCONTRO A FOGGIA PRESSO LA SALETTA SINDACALE DEGL In evidenza

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VERBALE COORDINAMENTO REGIONALE DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE DELLA REGIONE PUGLIA

 

Si è riunito, in data 30 ottobre 2013 alle ore 16.00, presso la sede della UIL FPL di Bari, il Coordinamento Regionale delle Professioni Infermieristiche della Regione Puglia.

Sono presenti all’incontro:

  • Paola Bruno – Segreteria Regionale UIL FPL;
  • Girolama de Gennaro – Coordinatore Regionale;
  • Giuseppe Pietroforte – Bari;
  • Biagio Russo – Taranto;
  • Raffaele Semeraro – Taranto.

L’incontro si è aperto illustrando l’esito del coordinamento nazionale dell’Area Infermieristica del 9 ottobre 2013 e delle indicazioni della Segreteria Nazionale sulle prossime azioni da porre in essere.

 

Dal dibattito, inoltre, emerge che il ruolo del sindacato è fondamentale in questo momento storico in cui lo stesso SSN viene messo in discussione in quanto non sostenibile nelle forme e nei modi con cui si è gestito finora.

Il modello medico – centrico ed ospedale-centrico è stato funzionale in un epoca, fino agli anni 70  in cui le malattie erano soprattutto acute, e quindi governate dal medico.

Oggi i bisogni sono molti, molto complessi e si dipanano in tempi lunghi e molto lunghi: non è più pensabile che sia solo il medico a governarli.

Il paradosso della medicina è che più è efficace (salvando vite) più crea problemi (per l’aumento di bisogni derivanti dalle conseguenze delle malattie).

I luoghi delle cure si devono differenziare (domicilio, strutture protette,ecc...).

I cittadini hanno sviluppato una maggiore consapevolezza dei propri diritti e non si accontentano più di risposte generiche o in  attesa che intervenga il medico.

Il livello culturale medio della popolazione si è elevato, e di conseguenza anche quello di chi accede alla formazione professionale sanitaria (è dagli inizi degli anni 90 che si iscrivono ai corsi di infermieristica studenti col titolo di scuola media superiore) e di conseguenza il livello di formazione professionale (da scuole regionali a diplomi universitari, a lauree, master e lauree magistrali).

Sono poi da considerare alcuni aspetti strutturali. I medici sono destinati a diminuire nel prossimo futuro, mentre la popolazione infermieristica dal punto di vista quantitativo probabilmente rimarrà stabile, ma demograficamente invecchierà.

Nel qui ed ora, bisogna valutare chi è in grado di dare la risposta più appropriata ed efficace ai bisogni delle persone.

L’eccessiva diversificazione e frammentazione avvenuta nel campo delle professioni sanitarie (ventidue oltre al medico, farmacista, odontoiatra) esaspera le spinte corporative, ciascuno nella difesa del proprio territorio. Una ricomposizione che ne riducesse il numero, ma prevedesse lo sviluppo di competenze specialistiche avanzate, renderebbe il sistema più flessibile e governabile e creerebbe un sistema di competenze non rigide e ingabbiate.

Anche una rivisitazione concettuale del linguaggio corrente e legislativo, è riduttivo parlare di atto medico bisognerebbe parlare di atto sanitario, come nel resto dell’Europa, dove per sanitario sono comprese anche altre figure.

Per formare un infermiere con competenze avanzate e specialistiche occorrono 4-5 anni di formazione e contestuale esperienza in quel settore. Per l’infermieristica sono una risorsa formidabile e possono portare alla definizione di competenze e responsabilità più visibile ai cittadini, superando il rischio di genericità che caratterizza spesso un percorso triennale di tipo generale.

Durante l’incontro viene analizzato l’attuale assetto organizzativo della sanità regionale.

La RegionePugliadal 2010 è in Piano Rientro, pertanto sta riqualificando il Servizio Sanitario Regionale.

Il Piano di rientro ha ridimensionato il n. degli stabilimenti ospedalieri che da 102 sono passati a 80.

Nei Comuni pugliesi interessati dal Riordino Ospedaliero c’è stata la necessità di attivare nel territorio forme di assistenza primaria che si sono dimostrate in grado di offrire una risposta ottimale, in termini di efficienza, efficacia e gradimento, rispetto alla gestione delle persone, anche di quelle fragili, affette da patologie croniche.

Il processo di riconversione dell’assetto organizzativo dei servizi in tali aree si è posto l’obiettivo di garantire la soddisfazione e la presa in carico di quei bisogni di assistenza a cui ha risposto tradizionalmente, sebbene in maniera impropria, l’Ospedale.

Il Disease and Care Management (D&CM) rappresenta un approccio sistemico ed Evidence-based alle patologie croniche, che vede il coinvolgimento di tutti gli “erogatori di assistenza” per la presa in carico dei “fabbisogni complessi” di salute del paziente (non soltanto cioè dei bisogni di tipo clinico, diagnostico-terapeutico, ma anche di quelli relativi al più ampio concetto di “qualità di vita” secondo il concetto di “salute globale” indicato dall’OMS).

Il modello assistenziale adottato si basa sulla presa in carico del paziente cronico, nell’ambito delle cure primarie, secondo il Chronic Care Model.

L’elemento fortemente innovativo del modello assistenziale è la presenza dell’Infermiere Care Manager (CM); una figura professionale per molti aspetti nuova che coniuga le capacità professionali infermieristiche con quelle di informazione, educazione al self-management e coaching del paziente. E’, inoltre, una figura professionale di assistenza, ma anche di collegamento tra i diversi attori del percorso assistenziale, favorendo l'integrazione e fungendo da tutor del paziente.

Attraverso l’educazione e la responsabilizzazione del paziente e la sua collaborazione con i MMG, Care Manager e specialisti, si migliora l’aderenza ai percorsi di cura e al trattamento, con una forte attenzione agli stili di vita salutari, per ottenere migliori outcome clinici.

Nella sua attività di Care Management, l’infermiere si avvale di tecnologie innovative di e-health (tele cardiologia e tele diabetologia).

Le competenze che questa nuova figura infermieristica deve possedere sono, oltre a quelle di base, le seguenti:

  • comunicative;
  • educazionali;
  • professionali;
  • organizzative.

Attualmente queste figure professionali, circa 34 infermieri in tutta la regione, vengono formate dall’Agenzia Regionale Sanitaria (AReS Puglia) che ha investito in questo nuovo modello assistenziale.

Questo modello assistenziale nonostante la dimostrata efficacia, provata da numerose esperienze ed evidenze scientifiche  nazionali ed internazionali, viene osteggiato dalla Medicina Generale a causa di interessi economici di categoria. E il suo sviluppo, in alcune ASL, è rallentato con numerosi disagi per i cittadini che non hanno nemmeno il loro ospedale che anche se impropriamente comunque effettuava una presa in carico.

A questo si aggiunge la difficoltà del personale infermieristico degli ex ospedali ad adattarsi a questi nuovi modelli assistenziali che richiedono una revisione delle funzioni e delle competenze.

Non è facile sradicare abitudini lavorative consolidate da anni che hanno visto e vedono ancora ora, nelle attività ambulatoriali e nei reparti ospedalieri, gli infermieri come figure ancellari del medico.

Durante l’incontro, inoltre, vengono analizzate le seguenti criticità:

Ambito Ospedaliero:

  • Carenza di organico a causa del blocco del turn-over dovuto al Piano di Rientro. A questo si aggiunge il fatto che l’infermiere, potrebbe lavorare in modo decisamente migliore svolgendo il proprio ruolo se avesse all’interno della propria equipe lavorativa un numero congruo di OSS e Ausiliari. Questo determinerebbe anche il riconoscimento delle funzioni proprie dell'infermiere.
  • Mancanza di organizzazione del lavoro: dovuta ad una inadeguatezza della pianificazione e programmazione da parte di dirigenti medici, dirigenti infermieristici e coordinatori nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, destinando le risorse giuste per ogni singola struttura, ma soprattutto nel definire quali sono i veri obiettivi da raggiungere.
  • Stress e Burnout degli operatori che lavorano giornalmente in situazioni estreme.
  • Esposizione al rischio radiologico dei lavoratori non professionalmente esposti (CCNL Sanità Area Comparto art. 5 del CCNL 2° biennio economico 2000-2001 del 20.09.2001): che pian piano sta emergendo in modo evidente all’interno delle Aziende.

Ormai all’interno delle sale angiografiche e delle sale operatorie molti interventi vengono eseguiti in scopia, pertanto, gli infermieri sono esposti a radiazioni ionizzanti. Nelle  Aziende Sanitarie per combattere il fenomeno del crescente numero di esposti a radiazioni ionizzanti, ma soprattutto per ridurre la spesa, è stato deciso di aumentare il numero di accessi per poter essere riconosciuta l’indennità di esposizione a radiazioni ionizzanti.

Infatti, negli ultimi anni si è provveduto ad un progressivo innalzamento dei criteri minimi per l'attribuzione del rischio radiologico fino all'attuale raddoppio della soglia di esposizione (100 presenze) senza che vi sia stato un adeguamento dei sistemi di protezione del personale dato che in molti casi mancano paratie sia mobili che fisse.

Molti degli infermieri esposti, inoltre, svolgono questo lavoro da anni e rispetto ad un individuo comune acquisisce e accumula nel tempo dosi, seppur minime, di radiazioni.  A questo punto si pone un quesito: qual è la differenza tra  l’infermiere esposto a radiazioni ionizzanti al quale gli viene riconosciuta l’indennità solo se esposto e raggiungendo una soglia di numero di esposizioni dirette, rispetto ad un tecnico di radiologia al quale gli è riconosciuta l’indennità per esposizione a radiazione ionizzante per contratto, anche se non continuamente esposto?

Tutte le sentenze della Cassazione e del Consiglio di Stato prevedono che l'indennità vada riconosciuta a tutti gli operatori non professionalmente esposti, ma che siano comunque esposti in maniera continuativa e costante al rischio radiologico senza mai fare menzione ad un numero minimo di esposizioni. Piuttosto, viene ripetutamente ribadito il concetto che devono essere accertate le effettive condizioni di rischio in base alla durata ed all'intensità dell'esposizione. Queste condizioni di rischio devono essere accertate sulla base di dati certi ed idonei a fine di consentire un attendibile calcolo del grado di assorbimento.

Un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato prevede che a parità di condizioni debba prevedersi uguale trattamento; sulla base di tale premessa e preso atto del fatto che il personale di radiologia risulta sempre più protetto dall'esposizione a radiazioni ionizzanti (migliori tecniche radioprotezionistiche, strumentali e alternative  come ecografia e risonanza magnetica), in diverse ASL del territorio nazionale, come ad esempio in Toscana, le Commissioni di Rischio Radiologico non hanno aumentato le soglie di esposizione, ma hanno indirizzato i lavori nel senso di un abbassamento con lo scopo principale di assicurare una adeguata tutela dei lavoratori.

 

Ambito Emergenza-Urgenza Territoriale:

  • Indennità di Terapia Intensiva: si discute della difficile situazione del Sistema di Emergenza Territoriale  118, dove gli Infermieri che acquisiscono un notevole background professionale, non percepiscono l'indennità di Terapia Intensiva, peraltro data per un certo periodo nella Asl di Taranto, non riconoscendo la complessità assistenziale data proprio dalla tipologia di intervento.

Proprio in virtù delle complessità assistenziali va rimodulata l’indennità di Terapia Intensiva (art. 44 comma   CCNL 1994/97) e va rivisto in modo univoco a livello regionale (per non lasciare mano libera alle direzioni generali) le strutture che dovrebbero ricevere questa indennità anche in relazione ai cambiamenti presenti nella sanità che ha visto la nascita di nuove realtà diagnostico-assistenziali etc.

 

Ambito Distrettuale:

  • ostruzionismo dei Medici di Medicina Generale in quanto temono che le nuove competenze infermieristiche possano ledere il rapporto fiduciario che li lega ai loro assistiti, ma anche l’assenza di incentivi economici per poter attuare la presa in carico dei pazienti cronici nelle forme complesse di associazionismo medico (sede preferenziale).
  • Nonostante la riorganizzazione della rete ospedaliera la maggior parte delle risorse umane sono ancora assorbite dagli ospedali, mentre al territorio viene assegnato quel personale non più compatibile con le attività di reparto, con limitazioni fisiche, prossime alla pensione e che non ha alcuna voglia di investire sulla propria professionalità.
  • Contratti di lavoro che sono ancora strutturati su un concetto ospedalo-centrico dove tutte le forme incentivanti sono previste in ospedale (già fin troppo costoso) a discapito del personale che lavoro sul territorio. Infatti, questo è ancora più evidente in quei giovani infermieri laureati che si affacciano alla professione. Questi nuovi professionisti prediligono l’assistenza ospedaliera che prevede indennità più remunerative rispetto al territorio.

Alla luce delle criticità precedentemente esposte è necessario riprendere il dialogo con il Ministero al fine di deliberare il documento sullo sviluppo delle competenze delle professioni sanitarie in modo da rilanciare nuovi modelli assistenziali appropriati ed adottare modelli organizzativi innovativi nelle realtà aziendali.

Questo renderebbe legalmente praticabili alcune attività tradizionalmente mediche, che in molti contesti vengono già eseguite da infermieri (ad es. applicazione di punti di sutura; la prescrizione, sulla base di linee guida regionali, di presidi e di ausili a supporto della dipendenza/non autosufficienza, prescrizioni di medicazioni per le lesioni da decubito; l’utilizzo dell’ecografia e di altri strumenti di diagnostica semplice a sostegno dell’attività assistenziale; la gestione della terapia in base a protocolli concordati nei reparti di degenza, ma anche negli ambulatori per i pazienti con scompenso cardiaco, dove alcune terapia vengono modificate da alcuni infermieri in base a protocolli.

A conclusione dell’incontro il coordinamento regionale prende l’impegno di sostenere le iniziative che la segreteria nazionale porrà in essere.

 

Bari, 30 ottobre 3013

 

F.to      Paola Bruno   

            Girolama de Gennaro

            Giuseppe Pietroforte

            Biagio Russo

            Raffaele Semeraro

                                  

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Amministratore

Segreteria provinciale di Foggia

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